Cessioni del quinto: uno strumento di credito efficace in periodo di Pandemia Economica

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Cessioni del quinto: uno strumento di credito efficace in periodo di Pandemia Economica

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Ciao e bentrovata o bentrovato.

Ti faccio i miei complimenti per essere arrivata o arrivato a leggere questo mio nuovo argomento:

“La cessione del quinto, uno strumento efficace in periodo di Pandemia Economica”.

In questo periodo, infatti, in cui la pandemia sanitaria si è subito e sempre più trasformata in pandemia economica, il problema di trovare una efficace fonte di liquidità finanziaria è diventato un problema decisamente molto importante….soprattutto per piccole e medie imprese e, ancor di più per liberi professionisti.

Quale la soluzione? La risposta è proprio in questo racconto: il ricorso alla “Cessione del quinto”.

E’ proprio di questa che voglio parlarti oggi.

 …sono Massimo Ragazzoni, e da 27 anni mi occupo di consulenza e formazione in economia dei mercati finanziari, per quelli che definisco i tre pilastri del sistema finanziario italiano: banche, compagnie di assicurazione e Poste Italiane. Fare culture finanziaria…farlo con un linguaggio semplice….supportato da 27 anni di esperienza personale in qualità di Private Banker per una primaria banca italiana, sono gli elementi che metterò a tua disposizione per apprendere…conoscere….migliorare…tutto con un unico obiettivo: farti essere veramente libera/o di scegliere.

Sono anche l’ideatore appunto di questa rubrica….Inform-Azione…nella quale ti racconto di argomenti attuali di economia e finanza che impattano sulla tua vita quotidiana. L’obiettivo della rubrica è quello di fare “educazione finanziaria”, su una serie di argomenti complessi che, come detto, impattano sulla vita quotidiana di tutti noi. 

Proprio per esser coerente con l’obiettivo di questa mia rubrica, ho deciso di trattare un argomento, la cessione del quinto, decisamente molto importante in termini di impatto sulla nostra vita quotidiana. 

Come ti ho anticipato in premessa, la pandemia sanitaria si è da subito, e sempre di più, trasformata in pandemia economica. Il peso maggiore della crisi, è senza dubbio per le piccole e medie imprese e ancor più per i liberi professionisti. La crisi economica, ha portato ad una inevitabile necessità: reperire liquidità per far fronte alle spese correnti e….evitare di chiudere.

Tante sono le possibili soluzioni nel mondo del credito, in questo racconto voglio fare chiarezza su una di queste….appunto la cessione del quinto. Uno strumento di credito al quale hanno fatto ricorso sempre più cittadini….molto spesso addirittura chiedendo l’intervento di genitori pensionati.

Da questa introduzione, possiamo fare una prima distinzione: la cessione del quinto può riguardare il proprio stipendio o la propria pensione.

Vediamo qualche informazione utile nel caso abbia già fatto ricorso o stia decidendo di farlo, a questa forma di credito.

  • COS’E’:

La prima forma di Cessione, è quella dello stipendio.

“La cessione del quinto dello stipendio, è un particolare tipo di prestito da estinguersi appunto con cessione di quote dello stipendio o salario. La soglia massima di cessione corrisponde al quinto dell’ammontare dello stipendio o salario, valutato al netto di ritenute”.

In sostanza, quindi, è una vera e propria forma di prestito, il cui rimborso avverrà automaticamente con addebito di una quota (appunto massimo il 1/5 cioè il 20%), del tuo stipendio o della tua pensione. Il prestito, in questo caso, è diciamo cosi “garantito” proprio dalla tua retribuzione o dalla tua pensione.

Per ulteriore completezza, possiamo anche dire che, partendo non dall’eventuale capitale di cui hai bisogno ma dalla rata massima che puoi sostenere, quest’ultima sarà appunto massimo 1/5 o appunto il 20% del tuo stipendio…te ne parlerò meglio adesso.  Calcolando l’importo della rata massima, potrai conoscere qual è il capitale massimo che potrai richiedere.

  • DURATA:

La durata del prestito, non potrà mai eccedere il termine del rapporto di lavoro. In linea generale possiamo parlare di rata massima fino a 120 mesi e quella minima non inferiore ai 24 mesi. L’eccezione a questa regola, la fanno i dipendenti pubblici ai quali è concesso di estendere la durata anche oltre il periodo di lavoro, investendo in questo modo la propria pensione. Ciò significa, quindi, che per i soli dipendenti pubblici, la durata della cessione si estende anche al periodo pensionistico. L’evoluzione di questa tipologia di prestito, ha portato alla nascita della cessione del quinto della pensione.

Anche il pensionato, quindi, può accedere a questa particolare forma di prestito. Per loro, la cessione sarà appunto del quinto della propria pensione e la scadenza massima possibile e consentita, sarà non oltre il 90 anno di età…anche se, nella maggior parte dei casi l’età massima è ridotta agli 85 anni di età. 

Ti ricordo, che la cessione del quinto (sia dello stipendio che della pensione), è un contratto di prestito a tutti gli effetti. Questa, che potrebbe sembrare una specifica scontata e ovvia, in realtà non lo è…vediamo il perché e quali gli elementi che entrano in gioco in un contratto di prestito.

  • RISCHI CONNESSI:

Come tutte le operazioni di prestito, anche quello della cessione, deve considerare l’elemento “rischio insolvenza” del debitore….il rischio rimborso se vogliamo utilizzare un linguaggio più semplice. In sostanza, il soggetto che presta denaro, si espone al rischio che tale denaro possa non essergli rimborsato…restituito. Quali sono i motivi che possono determinare il verificarsi di questo rischio? Sostanzialmente, i soggetti emittenti, hanno individuato due rischi dai quali potrebbe derivare il mancato recupero della somma prestata:

  1. La Perdita di impiego
  2. La premorienza

Per far fronte e poter gestire questi due rischi, gli emittenti credito hanno pensato a due coperture assicurative.

La perdita di impiego, è legata a tutti quei fattori che rappresentano appunto il rischio a causa del quale il creditore potrebbe perdere il lavoro e non essere quindi più in condizione di rimborsare il proprio debito.

La premorienza, è l’evento ultimo che porterebbe alla totale e certa mancanza del soggetto debitore e quindi alla perdita del residuo debito.

Come detto, gli intermediari autorizzati alla concessione del prestito, utilizzano lo strumento assicurativo (polizza), per la copertura di questi due rischi. La legge, prevede infatti che, alla stipula del contratto di cessione con l’intermediario finanziario, quest’ultimo stipuli un vero e proprio contratto assicurativo per la copertura dei rischi vita e rischio impiego.

Elemento importante, che devi sapere in merito alla copertura assicurativa, è quello che in gergo viene chiamato: “diritto di rivalsa”. Lascia che ti spieghi di cosa si tratta.

Innanzitutto va detto che, il diritto di rivalsa, è applicato solo nel caso di copertura “rischio impiego”. In questo caso, la compagnia di assicurazione, garantirà l’assicurato dalla eventuale perdita di impiego ma, grazie proprio al diritto di rivalsa, potrà rifarsi sul TFR accantonato (Trattamento di fine rapporto), entro i limiti convenuti. (debito residuo). Per logica, il diritto di rivalsa, non sussiste nel caso di copertura rischio vita. In questo caso infatti, il così detto “capitale assicurato” in polizza, verrà utilizzato per la copertura del debito residuo.

Unica eccezione che ritengo importante (nella pratica mi sono trovato infatti spesso a dover gestire questa situazione), è quella relativa al caso in cui decidessi di estinguere anticipatamente il tuo contratto di cessione. In questo caso, cosa accade alla polizza e, ancor di più, al premio pagato? 

Sempre in merito al concetto polizza, lo stesso DPR 180/1950, prevede che la stessa sia obbligatoria per questa tipologia di contratto, come forma di tutela per l’intermediario. I criteri di assunzione, così detti “limiti assuntivi“, sono stabiliti dalla compagnia in base alle proprie politiche di gestione dei rischi insolvenza (premorienza e/o perdita d’impiego). Nel caso della cessione del quinto della pensione, riservata come abbiamo visto ai soli pensionati, la copertura assicurativa sarà esclusivamente quella relativa al “rischio vita”. In caso di premorienza del creditore/assicurato, sarà l’assicurazione ad estinguere il contratto per la parte residua, utilizzando il capitale assicurato caso morte previsto in polizza. 

Ok….vediamo adesso di fare maggior chiarezza rispetto ai soggetti che possono accedere a questa forma di prestito.

  • SOGGETTI RICHIEDENTI:

Come previsto dal DPR del 5/Gennaio/1950 n°180 e successivamente modificato dalla legge del 14/Maggio/2005 n°80, i soggetti che possono usufruire di questa forma di prestito, sono:

“tutti i lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati)”.

La stesse legge n°80/2005, ha esteso la possibilità anche ai pensionati di tutti gli Enti Previdenziali. In quest’ultimo caso, parleremo appunto di cessione del quinto della pensione.

Nel caso in cui, il richiedente, sia un dipendente privato, l’ente finanziatore potrà valutare alcuni specifici parametri come ad esempio il capitale sociale della società datrice di lavoro, il n° dei dipendenti regolarmente iscritti a busta paga ecc…elementi indispensabili per valutare la stabilità appunto della società datrice di lavoro. Altro elemento importante che viene sovente verificato, è la regolarità e puntualità dei pagamenti di eventuali contratti di cessione già in essere e stipulati in passato.

Ritengo siano elementi fondamentali…ti ricordo, infatti, che siamo pur sempre davanti ad un contratto di prestito, nel quale elemento fondamentale resta il così detto “merito creditizio” cioè la capacità del debitore di onorare il proprio debito.

Alla luce di questo, è facile comprendere perché, le cessioni richieste da dipendenti pubblici o pensionati, siano maggiormente gradite dagli intermediari abilitati.

Ma lasciami approfondire un altro importante elemento: “chi può emettere prestito”.

  • SOGGETTI EMITTENTI:

L’identificazione del “chi può erogare” una cessione, è disciplinato dal DPR 180/1950 il quale, all’Art. 15, stabilisce e identifica i soggetti abilitati.

L’Art. 15, recita:

“sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai pensionati di cui agli art. 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l’istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazione legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno”.

La disciplina specifica di settore, è prevista e identificata dal Dlgs. del 1/Settembre/93 n°385 – testo unico bancario – la quale identifica nelle banche e negli intermediari finanziari, iscritti nell’apposito elenco dell’Ufficio italiano Cambi, gli unici soggetti abilitati alla erogazione di finanziamenti sotto qualsiasi forma.  A completezza informativa, ti ricordo che, dal 1/Gennaio/2008, l’Uic è stato eliminato e le sue funzioni sono passate sotto il diretto controllo della Banca d’Italia (con dlgs. n°231 del 21/Novembre/2007). 

Alla luce della riforma normativa quindi, se oggi hai bisogno di un prestito sotto forma di cessione del quinto, dovrai rivolgerti esclusivamente ad un “mediatore creditizio” regolarmente iscritto nell’apposito albo tenuto da Banca d’Italia. 

Oltre alla figura del mediatore creditizio, esiste poi quella di “agente in attività finanziaria”, anch’essa iscritta nell’Albo della Banca d’Italia nella sezione “agenti in attività finanziaria”.  Questi è la persona fisica o giuridica, che promuove e conclude contratti per la concessione di finanziamento o per la prestazione di servizi di pagamento, su mandato diretto di intermediari finanziari, istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, banche o Poste Italiane. Possono svolgere la loro attività, su mandato di un unico intermediario (o anche più intermediari ma solo se appartenenti allo stesso gruppo). L’attività dell’agente è subordinato all’iscrizione all’elenco dell’Oam (Organismo degli agenti e dei mediatori). I mediatori creditizi, sono i soggetti i quali, come abbiamo visto, si limitano a mettere in relazione, anche attraverso l’attività di consulenza, banche o intermediari finanziari previsti dal Titolo V con la potenziale clientela, per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma. Il mediatore creditizio, inoltre, non può avere rapporti di esclusiva con una banca o altri intermediari. Devono, quindi, essere figure indipendenti e poter offrire più proposte di diversi intermediari. 

Entrambe le figure, hanno poi l’ulteriore obbligo di iscrizione nella sezione “E” dell’Ivass, vista la necessità di stipulare polizze assicurative (come abbiamo visto prima). 

Una nota ritengo sia importante da sottolineare: i compensi”.

  • COMPENSI PAGATI/RICHIESTI:

In merito ai compensi ricevuti (richiesti), dal mediatore, ricordo che verranno pagati esclusivamente dalle società di intermediazione che erogheranno il prestito. Nulla dovrai pagare al mediatore. La normativa di riferimento, infatti, fa espresso divieto al mediatore creditizio di chiedere/ricevere compensi dal cliente cedente. Il mediatore creditizio, è la figura che si interpone, mettendoli in contatto, il cliente con gli intermediari autorizzati.

Ok Max….tutto molto chiaro e semplice, ma….permettimi una domanda…..

“sono un dipendente privato…richiedo la cessione del quinto del mio stipendio…La banca fatte le verifiche necessarie, sia su di me che sull’azienda per la quale lavoro, autorizza ed emette la cessione. Potrei in un secondo momento revocare l’autorizzazione all’addebito? O ancora, se dovessi cambiare lavoro? Cosa accadrebbe?”

Bene…ottima domanda…vediamo la risposta.

  • ESTINZIONE ANTICIPATA:

Innanzitutto, va detto che, in caso di cessione del quinto dello stipendio, l’istituto di credito al momento dell’attivazione della cessione, creerà un coinvolgimento diretto del datore di lavoro in merito all’eventuale estinzione. é, quindi, una sorta di garanzia prestata proprio dal datore di lavoro che diventerà garante per il buon esito del rimborso. Tieni presente, che, il coinvolgimento in questi termini del datore di lavoro è ormai una condizione essenziale per il buon esito della pratica stessa. Tecnicamente, quindi, sarà il tuo datore a pagare la rata all’intermediario finanziario, provvedendo poi al suo addebito sulla tua busta paga.

Ok…ok….Max grazie…sempre molto esplicito e semplice 🙂

Bene…mi fa piacere…ma lascia che ti fornisca altri particolari utili. 

Ad esempio, proprio in merito agli obblighi del datore di lavoro.

  • OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO:

Innanzitutto, ti dico che il datore di lavoro, è obbligato ad accettare la tua richiesta di cessione. Nello specifico poi, questa accettazione lo obbliga a;

“trattenerti la rata stabilita dal contratto di cessione e, ovviamente, a versare all’intermediario per tutta la durata del finanziamento. In caso di cessazione del tuo rapporto di lavoro (per licenziamento, dimissioni, aspettativa), il datore di lavoro potrà sospendere il pagamento delle rate future”.

In questi casi, sarà obbligato a “trattenere” le somme maturate dal dipendente fino al pagamento del dedito residuo. Quando parlo di “trattenere” le somme maturate dal dipendente, mi riferisco nello specifico, a liquidazione maturata, ultimo stipendio, tredicesima, ferie non godute. 

Lascia, adesso, che ti parli di alcune caratteristiche tecniche dell’operazione di cessione dello stipendio….ad esempio la rata. 

  • LA RATA:

La rata, come detto, è per un importo massimo corrispondente al valore del tuo stipendio…un importo che resterà fisso per tutta la durata del prestito. La variazione della rata è concessa solo nel caso di rinnovo “ante termine”, cioè prima della scadenza pattuita. Questa opzione, è applicabile esclusivamente nel caso siano trascorsi almeno i 2/5 (cioè il 40%) del periodo totale. Eccezione dei 2/5, è fatta nel caso in cui la rinegoziazione avvenga passando da una durata di 60 a 120 mesi e solo per una volta. La periodicità del pagamento delle rate, inoltre, dev’essere mensile.

Aspetta…aspetta….voglio fornirti altre informazioni importanti. 

La durata massima, in questo caso, sarà di 120 mesi e quella minima di 24. Nel caso dei 120 mesi, questa dovrà comunque sempre essere compatibile con la data di pensionamento. Come detto prima, solo nel caso di dipendenti pubblici, vi è la possibilità di estendere la durata trasferendola alla pensione.

  • IL TASSO:

Il tasso applicato (Tan = tasso annuo nominale), sarà fisso per tutta la durata, mentre il Taeg (tasso annuo effettivo globale), dovrà comprendere tutti i costi accessori compresi quelli relativi alla copertura assicurativa. Attenzione a quest’ultimo aspetto: il costo della copertura assicurativa. In merito a tale costo, e nel caso di estinzione anticipata, presta attenzione e verifica se il costo fosse stato inserito nel calcolo totale….potrai, eventualmente chiedere il riaccredito della quota di premio non goduto.

Bene…anche oggi il nostro viaggio nel mondo delle cessioni del quinto, è terminato. Mi complimento con te per l’interesse mostrato nell’approfondimento di un argomento molto attuale e, direi, davvero molto richiesto in questo particolare momento.

Come sempre, continua a seguirmi…sentiti liberà o libero di lasciarmi i tuoi commenti qui sotto e/o di farmi eventuali richieste di approfondimento di questo o di altri argomenti di tuo interesse.

Buona Vita, Massimo 

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