LA LUNGA AVVENTURA DEL RECOVERY FUND (prima parte)

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LA LUNGA AVVENTURA DEL RECOVERY FUND (prima parte)

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Ciao, ben tornata e ben tornato al nostro appuntamento con le notizie di Economia e Finanza raccontate con un linguaggio semplice. Oggi ti racconterò un argomento a noi, italiani, molto caro:

“Recovery Fund”

Facciamo, come di solito amo fare, un passo indietro…un importante passo indietro, indispensabile per per ricordare com’è iniziata l’avventura di questo fondamentale strumento di intervento e aiuto. Torniamo, quindi, al mese di maggio 2020.

Mercoledì 27 maggio, c’è stata la decisione finale circa il “Recovery Fund” e le sue caratteristiche/condizioni di utilizzo.

L’inizio dell’avventura, la base sulla quale si è fondato il Recovery Fund,  è stata molto chiaramente descritta dalla importante proposta e visione generale e globale di Francia e Germania….che ti ricordo e riporto qui di seguito:

“creazione di un fondo da 500 miliardi di euro, mutualizzazione del debito, che possa garantire i Paesi maggiormente colpiti e sostenerli nella ripresa economica. Secondo la proposta di Francia e Germania, la Commissione UE dovrà prestare capitali dando via libera appunto al concetto di “mutualizzazione del debito”…un debito garantito dalla stessa UE e senza la possibilità di restituzione”.

L’operazione è stata considerata dalla Germania, come:  

“un’operazione di risposta di breve termine alla crisi attuale innescata dalla pandemia da Covid-19”.

Le basi sulle quali si poggia questa indispensabile misura di sostegno per l’economia messa in ginocchio dalla pandemia da Covid-19, sono chiare per la Commissione Europea:

In sostanza, non si dovrebbe trattare di un prestito, quanto più di un vero e proprio trasferimento di denaro a fondo perduto così da aiutare il nostro Paese e non appesantire troppo il nostro debito pubblico.

L’avventura del Recovery Fund, non è stata però caratterizzata solo da aspetti e proposte positive. Il “cigno nero”, infatti, non è mancato neanche a riguardo di uno strumento così importante. A questa possibile soluzione, hanno fatto subito eco le posizioni dei Paesi del Nord Europa. Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, proponevano  la soluzione di “un prestito con restituzione”. L’aspetto che, infatti, non piaceva ai 4 Paesi è stato proprio il concetto di “condivisione del debito”.

Ricordo, per completezza di racconto, quanto dichiarato dal cancelliere austriaco “Sebastian Kurz” in risposta alla proposta dell’asse franco-tedesco:

“ vogliamo essere solidali con gli Stati che sono stati colpiti duramente dalla crisi, ma riteniamo che la strada giusta siano mutui e non contributi”.

L’obiettivo dei quattro Paesi dell’area Nord, te lo ricordo, era  “evitare la condivisione del debito”. Due proposte sono quindi finite sul tavolo delle trattative…due proposte molto differenti tra loro,….addirittura una l’opposto dell’altra:

  • mutualizzazione del debito con soldi a fondo perduto
  • concessione di prestiti con restituzione del capitale dall’altra.

Due opzioni che hanno mantenuta alta la tensione sull’appuntamento del 27 maggio, un appuntamento fondamentale per  l’ufficializzazione della “soluzione finale” adottata dalla Commissione UE.

Nell’appuntamento del 27 Maggio, le premesse della Presidente Ursula Von der Leyen, nel corso del suo discorso odierno a Bruxelles, hanno fatto tirare un grande e profondo sospiro di sollievo ai mercati e non solo:

“Modello Ue sfidato come mai prima d’ora”…..”la crisi ha
effetti di contagio in tutti ki Paesi e nessuno può ripararsi da solo
Divergenze e disparità, secondo la Presidente, aumentano e
abbiamo solo due strade: o si va avanti da soli, lasciando Paesi e regioni indietro, o prendiamo la strada insieme”.

La presidente, ha poi concluso affermando:

“per me la scelta è semplice, voglio che prendiamo una
strada forte insieme”

Questo quanto affermato dalla Presidente, nel suo discorso al Parlamento europeo, nel quale ha presentato la sua proposta, tanto attesa,  sul “Recovery Fund”.

Un piano davvero imponente, chiamato “Recovery Instrument New Generation Eu”. Un piano da 750 miliardi di euro in totale, suddiviso in:

  • 500 miliardi, come pure sovvenzioni a fondo perduto
  • 250 miliardi, sotto forma di prestito

La Commissione propone di raccogliere questi fondi, tramite l’emissione di bond . Il denaro andrebbe a finanziare programmi europei incentrati sul “Green deal”, sul “Digitale” e sul “Sostegno ai lavoratori colpiti dalla crisi“.

In particolare, tre saranno i canali di intervento:

1)     A supporto dei Paesi per gli investimenti e le riforme  (560 miliardi di euro totali di
cui 310 in sovvenzioni a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti). A questo si aggiunge il React Eu, da 55 milioardi, e infine 15 miliardi per il fondo per lo sviluppo rurale.

2)     A supporto e per far ripartire l’economia attraverso l’incentivazione degli investimenti privati. Un fondo di circa 31 miliardi a favore delle aziende “sane” ma danneggiate dal Covid che sarà
operativo già nel 2020. Circa 15 , miliardi di euro per un fondo per settori strategici come quelli legati al “verde” e al “digitale”.

3)     A supporto della prevenzione per eventuali future situazioni di crisi sanitarie come quella creata dalla pandemia. Un fondo, “Eu4Health”, con circa 9 miliardi. Altri 2 miliardi saranno poi
destinati al fondo “RescEu”  a favore del meccanismo europeo di protezione civile e altri 94 miliardi per Horizon Europe, e infine 16 miliardi per l’azione esterna incluso l’aiuto umanitario.

Di questo importo totale, al nostro Paese andrà la fetta più consistente.

Ecco come:

“circa 172 miliardi di euro totali….di cui, circa 81,8  a fondo perduto e 90,9 miliardi sotto forma di prestito”.

Il 17 e 18 giugno, la decisione finale è arrivata , dai capi di Stato e di Governo. E nel frattempo, cos’è accaduto con i Paesi del Nord Europa? I Paesi contrari alla mutualizzazione del debito e orientati invece verso la soluzione che non preveda meri sovvenzionamenti  ma veri prestiti da restituire? 

Nel frattempo la Commissione Europea afferma:

“raggiungere un rapido accordo politico è necessario per
dare nuovo dinamismo alla ripresa e dare all’Europa uno strumento potente per
rimettere in piedi la sua economia e costruire il futuro”.

La Presidente ha concluso il suo intervento, affermando che:

“occorre fare un ulteriore passo coraggioso verso l’Europa della sostenibilità, lo dobbiamo alle prossime generazioni. Viva l’Europa”.

Il 14 Dicembre 2020 poi, una nuova minaccia si è affacciata alla finestra dell’accettazione del Recovery Fund: “il veto, di Ungheria e Polonia, ha bloccato i lavori sull’approvazione del bilancio E.U. e, di conseguenza che blocca i lavori sull’approvazione del Recovery Fund”.

Vediamo cosa si è trattato.

Mentre tutti impazziscono e fantasticano, pensando al “cosa fare” dei soldi del Recovery Fund, Ungheria e Polonia ne hanno bloccato i lavori, impedendone l’invio al Parlamento Europeo…bloccando, di conseguenza, anche il bilancio Ue 2010-2027. Il veto è stato posto da Viktor Orban e Jaroslaw Kaczynski, sul rispetto dello “Stato di Diritto“. Ungheria e Polonia si opponevano, di fatto, alle condizionalità che legano l’erogazione dei fondi al rispetto proprio dello Stato di Diritto.

Già agli inizi del mese di novembre, Parlamento Europeo e Consiglio Europeo, avevano trovato un accordo sullo stato di diritto, stabilendo che:

“i Paesi che non rispettano la stato di diritto, correranno il rischio di perdere l’accesso ai fondi comunitari”

Anche qui, sul concetto del rispetto dello Stato di Diritto, lasciami fare un veloce passo indietro così da aumentare lo zoom e permetterti di inquadrare meglio il significato. Lo Stato di diritto, cioè il rispetto della democrazia. In particolare, l’Art. 2 del TUE (Trattato Unione Europea, modificato il 01/Dicembre/2009 dal Trattato di Lisbona), stabilisce che:

“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori, sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalle parità tra donne e uomini”.

Lo Stato di Diritto, (il cui dettaglio ti invito a seguire nel mio post ad esso dedicato) è quella forma di Stato che assicura la salvaguardia e il rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo. Concorre quindi, insieme allo Stato sociale, alla definizione dei diritti, che gli Stati membri delle Nazioni Unite, si sono impegnati a garantire ai loro cittadini.

Bene…termino qui la prima parte di questa importante avventura dedicata al Recovery Fund, ti invito a ccontinuare a seguirmi nella seconda parte di questa avventura.

Mi complimento ancora con te, per l’interesse mostrato e ti invito a lasciarmi i tuoi commenti o richieste di nuovi approfondimenti e a continuare a seguirmi sulle mie pagine.

Buona Vita, Massimo

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